Cos’è successo ai Campionati italiani di nuoto

Nicolò Martinenghi, foto da Facebook

Cinque record italiani, 20 qualificazioni per i Mondiali di Budapest (23-20 luglio), i soliti tre fuoriclasse sugli scudi ma anche un giovane – Nicolò Martinenghi, classe 1999, dalla provincia di Varese – a infiammare il pubblico. Da martedì 3 a sabato 7 aprile si sono disputati a Riccione i Campionati italiani assoluti di nuoto in vasca lunga e dopo le tre medaglie di Rio 2016 la nazionale azzurra è ripartita con il piglio giusto.

Perché erano così importanti questi Campionati italiani?

Perché solo in questa settimana ci si poteva qualificare individualmente per i Mondiali, l’appuntamento più importante della stagione. A differenza degli scorsi anni, infatti, il Trofeo Settecolli (dal 23 al 25 giugno, a Roma) metterà in palio soltanto i pass per completare le staffette, anche se l’ultima parola spetta sempre al direttore tecnico della nazionale Cesare Butini. I tempi limite per ogni gara erano studiati in modo che, se ripetuti in Ungheria, dovrebbero valere sulla carta il superamento delle batterie e l’accesso alla semifinale mondiale.

Gregorio Paltrinieri, foto da DeepBlueMedia/Len

Com’è andato Paltrinieri?

Molto bene nei 1500 stile libero, meno bene negli 800 sl, gara che comunque non fa parte del programma olimpico e in vista di Tokyo 2020 – anche se mancano ancora tre anni e mezzo – non gli interessa più di troppo. Un dato spiega al meglio le precedenti righe: Gregorio ha nuotato in 7’48”89 l’intera gara degli 800 sl, mentre al passaggio agli 800 metri dei 1500 sl era a 7’47”27. Con ancora 14 vasche da nuotare! Difatti, se ha perso con grande margine gli 800 in favore di Gabriele Detti (probabilmente l’uomo copertina di questi campionati), ha reagito da fuoriclasse nella specialità di cui è campione olimpico, mondiale ed europeo: 14’37”08, a tre secondi dal suo record europeo, settima miglior prestazione di sempre e, ovviamente, miglior tempo mondiale stagionale. Il tutto, come ammesso più volte a RaiSport in zona mista, nonostante uno stato di forma «moooolto distante da quello sperato».

Gabriele Detti, foto da DeepBlueMedia/Len

E allora raccontami di Detti.

Gabriele purtroppo ha saltato il confronto diretto con Paltrinieri nei 1500 stile libero per una «leggera sindrome influenzale», ma il giorno prima lo aveva battuto in maniera netta negli 800 sl. Con una tattica aggressiva, spingendo quindi fin da subito sull’acceleratore proprio com’è solito fare Gregorio nella distanza più lunga, Detti ha vinto in 7’41”64, poco distante dal record europeo dell’amico-rivale e in testa al ranking mondiale del 2017. Ma il vero capolavoro l’ha fatto nei 400 sl del primo giorno, cancellando per quattro centesimi di secondo il record italiano con cui Massimiliano Rosolino vinse la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Sydney 2000. Da 3’43”40 a 3’43”36: primo crono mondiale stagionale e dimostrazione di voler migliorare, a Budapest, il bronzo olimpico di Rio. Peccato non averlo visto nei 1500 sl (dove Paltrinieri, anche in ottica mondiale, resta il favorito assoluto), ma questo Detti quest’estate può vincere due ori (400-800). E a Riccione ha stupito anche nei 200 sl: 1’46”64 nella prima frazione della staffetta e 1’46”38 nella gara individuale dell’ultimo giorno, a nove centesimi dal primato italiano di Emiliano Brembilla del 2009. È difficile, però, vederlo competere per il podio in questa specialità. E pure nella staffetta 4×200 sl potrà dare una mano marginale, visto che la finale capita nello stesso giorno di quella degli 800 sl.

Non hai ancora parlato di Federica Pellegrini.

Sì, perché effettivamente non è stata in primissima linea a Riccione. Si badi bene: si è comunque qualificata in due gare, i 100 e i 200 stile libero, ma ha lasciato ad altri la scena mediatica. I tempi: 53”92 nella gara veloce, in cui l’obiettivo sembrano rimanere le (distanti) Olimpiadi del 2020, 1’55’94 nei 200 sl, primo tempo mondiale stagionale anche se le avversarie Katie Ledecky e Sarah Sjoestroem devono ancora gareggiare in questa primavera. Pellegrini, per altro, non si è espressa al meglio a causa di un lieve attacco influenzale che l’ha costretta a saltare la finale dei 200 dorso. E più dei tempi – lei stessa ha detto alla Gazzetta dello Sport «non faccio più paragoni con i tempi di questo periodo perché poi succedono tante cose» – la vera notizia che esce da Riccione l’ha scritta il Corriere dello Sport alla vigilia dei Campionati italiani: a differenza dell’anno scorso, il ritiro in altura terminerà proprio a ridosso dei Mondiali di Budapest. Perché tendenzialmente lei dà il meglio di sé all’inizio della fase di scarico, come alla fine di giugno del 2016 con l’1’54”55 (il suo miglior crono di sempre in tessuto) al Settecolli di Roma. La sua missione, in Ungheria, è quella di vincere per la settima volta consecutiva una medaglia mondiale nei 200 stile libero, migliorando il record di sei podi di fila che già detiene dall’argento di Kazan 2015.

Federica Pellegrini, foto da DeepBlueMedia/Len

E i giovani che hai citato all’inizio?

Uno su tutti: Nicolò Martinenghi. Martedì, durante la terza batteria dei campionati, ha fatto cadere il primo record italiano, diventando il primo ranista azzurro di sempre a scendere sotto i 27 secondi nei 50: 26”97. Nel pomeriggio ha vinto la gara in 27”09 e il giorno dopo ha sfiorato il primato nazionale anche nella specialità più importante (perché olimpica), i 100 rana. Con 59”46 ha mancato di soli quattro centesimi il 59”42 di Fabio Scozzoli che resiste dal 2011. Tre dati per capire l’eccezionalità della notizia: solo Scozzoli e Martinenghi, nella storia del nuoto italiano, hanno nuotato i 100 rana in meno di un minuto. Martinenghi è nato nel 1999 e non ha ancora 18 anni. Adam Peaty, il ranista più forte al mondo in questo momento, oro olimpico e mondiale, all’età di Martinenghi nuotava 27”58 e 1’03”06. Probabilmente l’azzurro non diventerà mai come il britannico, che dal suo 20° compleanno in poi ha rivoluzionato la rana arrivando a tempi mostruosi (57”13 è il suo record mondiale, un secondo e mezzo in meno del crono per la medaglia d’argento a Rio 2016), ma la sensazione è di essere davanti a un altro futuro fuoriclasse del nuoto italiano. Che, se dovesse confermarsi a Budapest, potrebbe essere già da medaglia non ancora maggiorenne. Come Gregorio Paltrinieri nei 1500 sl a Barcellona 2013…

Dal sito della Federnuoto:

Atleti qualificati ai mondiali di Budapest (20)
Gabriele Detti nei 200, 400 e 800 stile libero in 1’46″38, 3’43″36 RI e 7’41″64
Nicolò Martinenghi nei 50 rana in 27″09 (in batteria 26″97 RI) e nei 100 rana in 59″46 RIC e RIJ
Piero Codia nei 100 farfalla in 51″92
Federico Turrini nei 400 misti in 4’13″52
Simona Quadarella negli 800 e 1500 stile libero in 8’25″08 e 16’10″66
Federica Pellegrini nei 100 e 200 stile libero in 53″92 e 1’55″94
Silvia Di Pietro nei 100 stile libero in 54″11
Gregorio Paltrinieri negli 800 e 1500 stile libero in 7’48″89 e 14’37″08
Matteo Restivo nei 200 dorso in 1’56″55 RI
Arianna Castiglioni nei 50 rana in 30″72 RI
Martina Carraro nei 50 rana in 30″98
Giacomo Carini nei 200 farfalla in 1’55″40 RI
Luca Pizzini nei 200 rana in 2’09″23

Staffetta 4×100 stile libero maschile con Luca Dotto, Ivano Vendrame, Alessandro Miressi e Filippo Magnini
Staffetta 4×200 stile libero maschile con Gabriele Detti e Filippo Megli
Staffetta 4×100 mista maschile con Nicolò Martinenghi (rana), Piero Codia (farfalla), Luca Dotto (stile libero)
Staffetta 4×100 stile libero femminile con Federica Pellegrini e Silvia Di Pietro
Staffetta 4×200 stile libero femminile con Federica Pellegrini e Alice Mizzau
Staffetta 4×100 mista femminile con Ilaria Bianchi (farfalla), Silvia Di Pietro (stile libero)

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