«Un uomo venuto dallo spazio»

Credit: Getty Images
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L’8 dicembre 1994 Jaromir Jagr ha 22 anni ma già due Stanley Cup – il trofeo della Nhl – nel palmarès. Al Palaonda di Bolzano i padroni di casa sfidano i francesi del Rouen nella finale di ritorno del Torneo Sei Nazioni, partita poi vinta 5-3.

Sotto 1-0, al primo quarto d’ora il numero 68 biancorosso conquista un disco vagante e parte dalla sua area. Supera in velocità un avversario, va via a un altro ed entra nel terzo offensivo dei transalpini. È defilato sulla destra, ma all’improvviso lascia partire un tiro di polso che vale il pareggio. Pietro Nicolodi, telecronista per Video33 ora a Sky, esulta dicendo: «Jaromir Jagr, […] un uomo venuto dallo spazio che fa quello che vuole nel momento importante».

A 44 anni, il 22 dicembre 2016 Jagr ha raggiunto il secondo posto solitario nella classifica di chi ha realizzato più punti in Nhl. È a 1889, due in più dell’ex stella dei New York Rangers Mark Messier, ma il primo, Wayne Gretzky, è irraggiungibile: 2857.

Perché è una notizia tanto importante?

In primis per l’età di Jagr, che il prossimo 15 febbraio compirà 45 anni: una longevità mostruosa. Ceco, ala destra, gioca con il numero 68 sulla schiena in memoria del nonno morto prigioniero durante la Primavera di Praga del 1968. Ha esordito in Nhl nel 1990 come quinta scelta assoluta del draft e con la sua prima squadra, i Pittsburgh Penguins, ha vinto due Stanley Cup consecutive (1991 e 1992) nemmeno ventenne. In gara-1 di finale contro i Chicago Blackhawks, nel ’92, Pittsburgh riuscì a ribaltare il punteggio da 1-4 a 5-4. Il gol del pareggio, a cinque minuti dalla fine della partita, lo segnò proprio Jagr così:

Poi perché una leggenda, oltre ai titoli, si sazia con le statistiche e i record. Dopo le due Stanley Cup consecutive con Pittsburgh, ironia della sorte, Jagr non ha mai più vinto la Nhl. È comunque riuscito a portare la nazionale della Repubblica Ceca all’oro olimpico del 1998 e a due titoli mondiali nel 2005 e nel 2010. Ha segnato più gol decisivi di tutti (133), più reti all’overtime (19) e per 15 stagioni ha fatto almeno 70 punti, altro primato. È anche il più anziano ad aver realizzato una tripletta, a 42 anni e 322 giorni.

Quindi Gretzky e Jagr sono i migliori di sempre?

Sì, senza dubbio. Ma se Jagr è una leggenda che a quasi 45 anni continua ancora a macinare punti (in Nhl, per ogni gol ci possono essere fino a un massimo di due assist), il soprannome di Gretzky è The Great One e questo dice tutto. Quattro volte campione con gli Edmonton Oilers (1984, 1985, 1987 e 1988), il canadese ha realizzato in carriera più assist di tutti i punti di Jagr, 1963. Per raggiungerlo, il numero 68 dovrebbe viaggiare a una media di 65 punti a stagione per 15 anni, giocando dunque fino ai 60. Ovviamente impossibile.

C’è comunque da dire che, come tutti i paragoni nel mondo dello sport, anche quello tra Gretzky e Jagr regge poco per l’evoluzione storica della disciplina. Il primo ha rivoluzionato un hockey su ghiaccio meno professionale e dalle difese molto più allegre, dov’era comune terminare una partita con almeno 10 gol totali. Straordinariamente abile a giocare dietro la porta avversaria in quello che è stato ribattezzato l’ufficio di Gretzy, il numero 99 ha fornito così gran parte dei suoi quasi 2000 assist, con medie spaventose. Jagr, invece, ha il merito di aver saputo adattarsi strada facendo ai cambiamenti della Nhl, che tra il 1990, anno del suo esordio, e il 2016, in cui è ancora prolifico con i Florida Panthers di Miami, è entrata in una dimensione molto più fisica.

Cosa ci faceva in Italia?

Il 1994-1995 coincise con un lockout della Nhl, ovvero un’interruzione momentanea del campionato che durò 108 giorni, dal 1 ottobre al 20 gennaio. La stagione regolare fu ridotta da 84 a 48 partite e venne cancellato l’All Star Game. Il motivo? Sindacale: nel 1993-1994 si era giocato senza la firma del Collective Bargaining Agreement, il contratto tra le società e l’associazione dei giocatori, e il punto centrale della questione era l’aumento del salary cap per le franchigie. Altri lockout si sono verificati nel 2004-2005 e nel 2012-2013.

In questi casi, dunque, pur di giocare le stelle della Nhl sono solite trovare occupazioni temporanee in Europa, dove le squadre sono ben felici – se possono permetterselo economicamente – di ospitare per qualche mese i campioni nordamericani. Ecco perché Jagr, nella prima parte del 1994-1995, finì a Bolzano: in sei partite fece 16 punti, equamente divisi tra gol e assist, e vinse come detto il Torneo Sei Nazioni. Nello stesso periodo tornò anche in Repubblica Ceca, 22 punti in 11 presenze con il Kladno, e vestì per una sola gara la maglia degli Schalke Sharks, tedeschi. Fece un gol e 10 assist.

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